Il monumento ai caduti della Grande Guerra a Pomarico: il carteggio tra il Comune, Ettore Sannino e la Fonderia Laganà

di Giovanni Palumbo, Associazione Culturale “Giuseppe Camillo Giordano” di Pomarico

La messa in sicurezza dell’Archivio storico del Comune di Pomarico ha portato alla luce, tra gli altri notevoli aspetti, una grande mole di documentazione e informazioni inedite sul tessuto sociale e la vita quotidiana della cittadina del Materano tra il XIX e il XX secolo. In particolare si sono rivelati interessanti i non pochi documenti sulla Prima Guerra Mondiale, con specifico riferimento alle vicende della progettazione, realizzazione e conseguente tutela della più viva testimonianza che i Pomaricani hanno dedicato alla memoria dei propri cari morti tra il 1915 e il 1918.

Il monumento ai Caduti della Grande Guerra – inaugurato nel 1925 insieme al Viale della Rimembranza – si erge su un massiccio basamento quadrangolare e presenta, sulla facciata principale, una decorazione bronzea raffigurante un braciere con elementi vegetali. Sulla medesima facciata è visibile, ai due spigoli, un fregio marmoreo che richiama il fascio littorio, al di sopra del quale sono collocate due aquile in bronzo. Tra le due aquile campeggia un’iscrizione e, nella parte centrale sottostante quest’ultima, l’elenco dei Caduti. Posta al di sopra del basamento vi è una statua bronzea, realizzata dalla Fonderia Laganà di Napoli, su disegno dell’artista internazionale Ettore Sannino (Portici, 1897 – 1975), allocata su ciò che appare una formazione rocciosa, e che raffigura un soldato che stringe nella mano sinistra, svettante verso il cielo, una fiaccola e, in quella destra, un fucile con baionetta. Il retro del monumento, dall’altezza del basamento, è caratterizzato da un insieme di corpi rocciosi che ricordano una montagna, sulla quale si staglia la figura del milite.

Dalle carte emerse in Archivio si è scoperto che la statua bronzea, pochi anni dopo l’inaugurazione, riscontrava alcuni problemi; il Commissario prefettizio di Pomarico, infatti, in una minuta di lettera al titolare della Fonderia Laganà scriveva: «La statua di bronzo, rappresentante un fante, uscita da cotesta spett. Fonderia il 1925 su disegno del prof. Ettore Sannino di Portici e situata qui sul monumento ai Caduti, presenta oggi delle rimarchevoli lesioni longitudinali alle due gambe, e propriamente alle mollettieri. […]

Ciò allarma non poco, perché, dato il peso della statua, può da un momento all’altro precipitare. Inoltre le lesioni stesse permettono l’infiltrarsi dell’acqua piovana che contribuisce al deterioramento della statua. In due punti della coscia dritta si vedono dei foricini, da cui è uscita fuori della materia bianca, come una saponata. […]

Mi rivolgo a Lei, affinché si compiaccia suggerirmi, con cortese sollecitudine, la maniera onde poter riparare le lesioni ed il resto, originati da poca oculatezza nel costruire la statua […]».

Con zelo il Commissario prefettizio rendeva conto al costruttore delle condizioni della sua opera, temendo un eventuale cedimento. Non è dato sapere, dalla minuta, la data della lettera, tuttavia la risposta ufficiale della Fonderia artistica industriale Laganà di Napoli non tardò, il 22 aprile del 1929, ad arrivare: «[…] sabato era stato da noi il prof. Sannino a sottoporci identiche richieste. Noi abbiamo detto sabato e ripetiamo ora alla S.V. Ill.ma che riteniamo non possa esservi alcun pericolo per la statua, ma che converrà fare le riparazioni opportune. E che avremmo inviato un nostro capo montatore per verificare i guasti e ripararli subito oppure stabilire il tempo ed i modi della riparazione. […]  Questa visita preliminare, definitiva se possibile, avverrà nella prima 15 di maggio e ne avvertiremo in tempo utile sia la S.V che il prof. Sannino.

Intanto ci servirebbe per nostra buona regola sapere:
1°) se a Pomarico esistono officine meccaniche attrezzate;
2°) se vi è qualcuna di queste officine che ha un impianto di saldatura autogena;
3°) se a Pomarico o in qualche paese vicino è possibile procurarsi delle bombole di ossigeno e di acetilene disciolto per servizio di saldature autogene […]».

Appare evidente come, nonostante la rassicurazione circa la staticità della statua, ritenuta ampiamente non compromessa, il senso di responsabilità portava comunque alla necessità di un intervento mirato in data da concordare, circostanza che non sarà semplice né tantomeno avverrà nei tempi preventivati. La risposta del Commissario del Municipio di Pomarico giungeva rapidissima; già il 24 aprile, con ad oggetto Riparazioni statua del Monumento ai Caduti, egli scriveva:

«In riferimento alla nota del 22 u.s. informo che circa la venuta qui del capo montatore per le riparazioni occorrenti la statua del monumento ai Caduti, sono disposto, in linea di transazione, a corrispondere solamente le spese di viaggio, escludendo qualsiasi altra spesa. E ciò perché quanto si verifica di guasto nella statua è unicamente dipeso dalla fonderia.

Informo inoltre che in Pomarico non esistono officine meccaniche di sorta e che il centro più vicino per procurarsi quanto occorre è Taranto […]».

La trasferta si annunciava onerosa, in quanto il supporto tecnico più prossimo per far fronte alle riparazioni era presso la città dei due mari: si apprende così, dal contesto delle comunicazioni, quale fosse la situazione di desolante isolamento di Pomarico. La Fonderia provava a “smarcarsi” da proprie responsabilità, facendo pervenire, il 1° maggio 1929, una laconica risposta:  «Riceviamo la vostra lettera […] e notiamo quanto ci scrivete che comunichiamo al prof. Sannino […]».

È palese la volontà di rappresentare il problema tecnico al progettista, un po’ per evitare accuse dirette, tentando maldestramente di distribuire una responsabilità che afferiva unicamente al costruttore, un po’ per incardinare il dialogo e avviare la soluzione del problema prendendo tempo. Tuttavia l’artista, in qualche modo, restituirà al mittente la paternità del problema, tanto che la stessa Fonderia comunicava al Podestà, il 20 maggio del ’29, la seguente nota: «Il latore della presente sig. Raffaele Ranieri è il nostro capomontatore. Vogliate fargli esaminare la statua del prof. Sannino ed egli vedrà se può fare la riparazione per bene o se occorrono speciali provvedimenti […]».

Dal Comune si rilanciava immediatamente, per non perdere ulteriore tempo e perché, a quanto pare, le condizioni della statua peggioravano visibilmente e il 6 giugno il Podestà comunicava: «[…] a seguito di una precedente corrispondenza, invano sin ora si è attesa l’opera di fiducia di cotesta spett. Fonderia per l’accomodo della statua del monumento ai Caduti. Dato che le lesioni accennate nella precedente lettera continuano a dilatarsi, si fa viva premura affinché l’operaio venga al più presto […]».

Dal Comune premevano per una rapida soluzione, assecondando le esigenze di chi avrebbe dovuto operare (non era inizialmente previsto che il Comune si facesse carico dell’alloggio, ma dalla citata minuta di lettera pare, d’improvviso, possibile) e il 22 giugno ‘29 il responsabile della Fonderia scriveva al prof. Sannino: «[…] ho sempre atteso a scriverle, nella speranza che potessi annunziarle la partenza del mio montatore. Ma sono sempre stato assillato da consegne urgentissime e non ho altri da mandare per essere sicuro del lavoro. Spero nella settimana prossima mandarlo […]».

Evidentemente anche Sannino aveva insistito con la Fonderia affinché inviassero a Pomarico, quanto prima, il capo montatore per effettuare le riparazioni. E pochi giorni più tardi, il 26 giugno, dalla Fonderia scrivevano al Podestà: «In relazione a precedente corrispondenza, ci pregiamo avvisare che il nostro capo montatore potrà nella settimana prossima recarsi costì per la visita della statua e le riparazioni occorrenti.

Ci riserviamo precisare alla S.V. Ill.ma il giorno dell’arrivo a mezzo telegramma […]».

Lo stesso Sannino, consapevole di essere l’artista e non il costruttore, comunicava al Podestà, in data 29 giugno, per giustificare e dimostrare premura affinché gli operai della Fonderia intervenissero quanto prima per le riparazioni: «Gent.mo professore, accludo alla presente la corrispondenza ricevuta dalla Fonderia Laganà per dimostrarvi il mio vivo interessamento per l’invio del meccanico. Credevo che già fosse costì quando mi giunse l’ultimo biglietto di Laganà che rimanda ancora per la prossima settimana. Insisterò ancora per vedere finalmente finita l’incresciosa quistione […]».

 Dovrà trascorre ancora qualche tempo e il 22 agosto 1929 dalla Fonderia giungeva un telegramma: «Avolio partirà giovedì sera; specificate per telegrafo se volete luto, polvere, mattone, creta, gesso, crogiolo, che capacità cercate trovare pronto sul posto; evitare troppo peso portare. Occorrenci soltanto trapano, petto, punte et maschi crogiolo, capacità sei chili et 25 chili bronzo, una lamiera bronzo fuso».

Dal telegramma sembra si possa dedurre che prima della riparazione fosse stato eseguito un sopralluogo, in quanto la specifica dell’occorrente appare troppo puntuale per essere deduzione dell’Amministrazione comunale. Pertanto è presumibile che tra la fine di giugno e la fine di agosto di quel 1929, quando effettivamente avvenne l’intervento, ci fu una visita del capo montatore della Fonderia, così come era stato concordato dalle parti.

Il carteggio relativo al monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale a Pomarico diventa così “caso emblematico” della cosiddetta intermittenza della memoria: la lusinga della sottile linea rossa della piccola e grande Storia sprona ricercatori e semplici appassionati a percorrere itinerari più arditi tra le ipotesi di ricostruzione e a non demordere sulle più ripide strade delle ricerche d’archivio, come l’Archivio storico del Comune di Pomarico suggerisce.